Agenzia immobiliare dopo il coronavirus: sarà la fine del modello di business anni 80?

Come si riorganizzerà l’immobiliare dopo il coronavirus?

Ormai è chiaro che questa sarà la più grossa crisi della storia, nessun crollo delle borse o delle banche può essere paragonato al TOTALE BLOCCO PRODUTTIVO di tutte le attività e di tutti i settori del paese

Solitamente le crisi avvengono perché si blocca la domanda. La gente ha meno soldi e gli acquisti calano

Mai si era verificato un BLOCCO DELL’OFFERTA, che di conseguenza metterà al tappeto anche la domanda.

Nessuno produce e di conseguenza si impoveriscono tutti, e per tutti parlo di 9 settori su 10.

Quando si tornerà alla normalità niente sarà più come prima.

La torta sarà più piccola e le fette più grandi verranno prese da chi riuscirà ad adattarsi al cambiamento.

Ma ecco quali potrebbero essere i punti cruciali del cambiamento, dove si giocherà la partita più importante, tra chi continuerà a produrre e chi invece verrà spazzato via dal mercato.

Studio associato VS più agenzie per zona e ognuno con il suo “capannone”

Negli ultimi anni sta prendendo piede il modello americano dello STUDIO ASSOCIATO.

Lo studio associato prevede un insieme di più PROFESSIONISTI DEL SETTORE che lavora nella stessa agenzia, collaborando e dividendo le spese.

Un insieme di professionisti indipendenti e con i requisiti necessari per svolgere la professione, non le combriccole di ragazzini alla prima esperienza di lavoro.

Secondo me questa modalità di approccio al business esploderà dopo questo periodo  mentre invece piano piano si estinguerà il modello anni 80, e cioè la singola agenzia con dentro un solo professionista che copre un quarto del territorio.

Oggi stiamo lavorando da casa giusto?

In molti si stanno rendendo conto che per essere efficienti e conquistare la fiducia del cliente è necessaria una scrivania, una connessione e l’investimento negli aspetti fondamentali del nostro lavoro

  • Valorizzazione immobiliare con foto professionali e annunci curati
  • Marketing immobiliare sui social network
  • Formazione e competenze professionali

Negli anni 80 non c’era internet e raggiungere le persone era complicato, l’unica soluzione era il contatto umano, dunque era conveniente espandersi con più punti vendita dentro la città, spesso anche nello stesso quartiere.

Ma oggi?

Oggi  è diverso, prima di entrare in agenzia i clienti hanno già deciso chi scegliere, si sono informati sul web, hanno letto articoli e conoscono già tutte le case in vendita nella zona.

Hai 2 modi per farti conoscere: il web e il passaparola, la grandezza del punto vendita non conta.

Un singolo agente competente è in grado di coprire l’intera città.

Un insieme di professionisti indipendenti che svolge l’attività in un solo punto vendita riesce facilmente a:

  • Azzerare i costi del lavoro
  • Investire il denaro nelle aeree fondamentali per migliorare di continuo il servizio al cliente finale
  • Coprire tutti i quartieri di un unico territorio specializzando gli agenti in zone diverse

In poche parole: 5 agenti in unico punto vendita che copre tutto il territorio e non 5 punti vendita sparsi per tutto il territorio.

VINCE CHI TAGLIA LE SPESE IN ECCESSO (TUTTO QUELLO CHE NON E’ MARKETING)

In molti sono convinti che il virus in futuro potrebbe ripresentarsi, anche più di una volta

Dunque la probabilità di fermarsi ancora è alta.

Quanti costi ha un ufficio?

Mediamente tra affitto, bollette, stipendio e contributi della segretaria, connessione internet, pubblicità sui portali e varie siamo intorno a 6000 euro oltre i costi per l’allestimento che arrivano anche a 20.000 euro

Parlo della ristrutturazione, del mobilio, dell’insegna, della vetrina.

E non sto considerando i collaboratori ma solo spese minime necessarie a tirare su la saracinesca e lavorare.

Un rapido calcolo: siamo fermi da un mese, ne passeranno almeno altri tre  prima che tutto riprenda ( se mai riprenderà uguale a prima) e poi ci vorrà un tempo fisiologico di due o tre mesi, sono 6 mesi senza lavorare.

Parliamo di una perdita di 30.000 euro, e voglio essere positivo, facciamo che è la cifra minima.

Quanti possono ripartire facendo fronte ad una perdita del genere?

Se prendiamo 30.000 euro e le dividiamo per 6 fanno 5.000 euro a professionista, capisci che è un costo maggiormente sostenibile e recuperabile nel breve periodo?

E soprattutto: piuttosto che spendere tutti questi soldi per abbellire “IL CAPANNONE” perché non investirli in marketing e pubblicità con contenuti interessanti per i clienti?

Le persone non scelgono in base alla bellezza del “capannone”, se poi non hai un euro da investire per loro e fai le foto con il samsung.

E con  questo non voglio dire che l’ambiente di lavoro non è importante, sto sottolineando il fatto che se la gente non si muove è meglio investire denaro in altre attività piuttosto che avere un negozio bello ma vuoto.

Per me  vincerà chi taglierà le spese inutili, indirizzando il budget verso la costruzione di un immagine autorevole e duratura nel tempo e investendo continuamente nel migliorare l’esperienza di acquisto del cliente

Gian Paolo Pingitore

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